Randagismo in Bosnia, Enpa a Banja Luka e Prijedor per la sua terza missione di supporto

image

16/11/2015

 

Randagismo in Bosnia, Enpa a Banja Luka e Prijedor per la sua terza missione di supporto

La situazione dei cani randagi in Bosnia Erzegovina è drammatica. La legislazione in materia di protezione degli animali in vigore dal 2009 è molto vicina agli standard europei, ma non è applicata a causa delle limitate risorse economiche a disposizione. Così il randagismo è un problema endemico e la soluzione praticata è la soppressione dei cani randagi. Il numero delle sterilizzazioni è molto basso, i rifugi sono pochi e non adeguati, l’anagrafe canina stenta a decollare. E non esistono dati attendibili: gli unici sono quelli dell’organizzazione inglese Dogs Trust, presente a Sarajevo con un ufficio, che a ottobre scorso ha stimato in oltre 15.000 i randagi presenti in quell’area, di cui quasi 8.000 in città.

Domani parte per la Bosnia Erzegovina la terza missione di supporto dell’Ente Nazionale Protezione Animali, la cui Unità di Intervento Nazionale guidata da Antonio Fascì, porterà 2 tonnellate di aiuti alimentari da destinare a due associazioni con le quali Enpa collabora da tempo: Prijedor Emergency e Sapa U Srcu – Zampa nel cuore. Entrambe le associazioni gestiscono rifugi di fortuna all’interno dei quali i randagi accuditi sfuggono allo sterminio. La missione che parte domani è stata organizzata dopo un drammatico appello raccolto dalla Sezione Enpa di Treviso. Nelle ultime settimane, l’Unità di Intervento Nazionale Enpa ha ricevuto sostegno da ben 51 Sezioni della Protezione Animali sparse in tutto il Paese: dal Piemonte alla Sardegna, fino alla Sicilia, che pure ha molti problemi con il randagismo. Le Sezioni Enpa hanno conferito cibo e materiali (oltre al petfood, saranno consegnate cucce e strumenti), ma si sono anche impegnate a sostenere economicamente le piccole associazioni bosniache. Entro la fine dell’anno, inoltre, l’Unità di Intervento Nazionale tornerà in Bosnia per realizzare, a Banja Luka, un piccolo rifugio e per portare ancora cibo e materiali.

A Banja Luka e a Prijedor, i rappresentanti Enpa avranno inoltre incontri istituzionali nel corso dei quali le autorità locali saranno invitate ad applicare correttamente le normative, ad avviare un piano di sterilizzazioni e a contrastare lo sterminio dei randagi; sterminio che ormai si fa per strada e nelle campagne. Enpa fornirà – se richiesto – tutto il suo supporto tecnico e veterinario.

Al ritorno – il 19 novembre – l’Unità di Intervento Nazionale porterà in Italia sei cani bosniaci bisognosi di particolari cure.

Già nel 2013 e nel 2014 l’Unità di Intervento Nazionale dell’Enpa, nell’ambito del programma Rete Solidale, ha portato aiuti e curato presso le strutture della Protezione Animali cani gravemente malati.

La missione che comincia domani ha la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo. “Il randagismo è ancora oggi in Bosnia Erzegovina – ci ha scritto in una lettera l’ambasciatore Ruggero Corrias – un problema endemico, cui le autorità faticano a trovare, a fronte di risorse limitate, una soluzione in grado di garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini e che sia rispettosa, nel contempo, dei diritti di questi animali. L’Ambasciata – ha aggiunto Corrias – segue con molta attenzione la questione e ha in diverse occasioni sensibilizzato le autorità locali in questo senso. Ritengo perciò molto importante, nonché testimonianza dell’amicizia e solidarietà che legano l’Italia a questo Paese, la missione di supporto che vi accingete a effettuare in Bosnia”.
Enpa ringrazia l’Ambasciata italiana per la straordinaria testimonianza e per l’impegno, dimostrato di recente con una presa di posizione pubblica dell’Ambasciatore Corrias contro l’ipotesi di legalizzare lo sterminio dei randagi.

“Andiamo in Bosnia senza dimenticare i problemi che l’Italia ha con il randagismo”, ha dichiarato la Presidente Nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi. “Ma nei Balcani si tratta di combattere per salvare la vita a migliaia di cani e questa quotidiana lotta è affidata a pochissimi volontari. La Bosnia Erzegovina è un Paese che entro la fine dell’anno chiederà ufficialmente di entrare a far parte dell’Unione Europea. In questa prospettiva, deve armonizzare agli standard europei non solo la legislazione, ma anche le pratiche. Per Enpa, questa è una missione sentita: contribuiscono anche nostre Sezioni, ad esempio quelle del Sud, che hanno problemi serissimi con il randagismo sul loro territorio. È una straordinaria catena di solidarietà. Non dimentichiamo mai che se in Italia esiste oggi una Protezione Animali organizzata e forte è perché nel 1871 Giuseppe Garibaldi raccolse un appello giunto da animalisti inglesi e la sua Società Protettrice degli Animali (il nucleo originario dell’Enpa) fu sostenuta da associazioni straniere, innanzitutto del Regno Unito”.

– See more at: http://www.enpaitalia.it/it/8331/cnt/le-iniziative/randagismo-in-bosnia-enpa-a-banja-luka-e-prijedor-.aspx#sthash.M4lG1mMI.dpuf